Antonio Misiani 2.jpgIntervista a La Repubblica - di Tommaso Ciriaco

ROMA-La galassia berlusconiana non accetta un tetto al finanziamento dei privati ai partiti. Il Pdl sceglie la trincea. Ma sul punto, spiega il tesoriere Antonio Misani, i democratici sono pronti a combattere. Senza cedimenti: «Non è possibile che il Popolo delle libertà voglia ricorrere alla scorciatoia del partito del grande miliardario».
Per questo,la strada del ddl resta in salita. Quella di un decreto, invece, secondo l'esponente dem risulta impraticabile: «Non ci sono i requisiti».

Onorevole Misiani, cirisiamo: incagliati su Berlusconi. Ma non vi sembra di chiedere troppo a un partito che da sempre può contare sulle immense risorse del Cavaliere?
«In questo modo siripete quanto già accaduto di recente, con Berlusconi che fornisc 18 milioni di euro al Pdl. E oggi si chiama Berlusconi, ma domani si può chiamare in un altro modo....».

Per ora, però, c'è Berlusconi. E il Pdl non intende rinunciare al vantaggio.

«Guardi, il Pdl dovrebbe avere la forza di guardare ai prossimi anni. Direi ai prossimi vent' anni. A come vogliamo la nostra democrazia. Un centrodestra che può contare su milioni di voti ha tutte le possibilità di ricorre a un sistema di donazioni. Con un tetto
massimo».
Potreste alzare la soglia, in modo da andare incontro alle esigenie della pattuglia berlusconiana.
«Il tetto che proponiamo è più alto di quello previsto nelle altre democrazie!».
Non mollerete su questo punto, insomma.
«Per noi è dirimente. In assenza di un tetto, l'intero sistema è squilibrato perché si lascia spazio a un modello in cui i grandi finanziatori privati sono liberi di condizionare
le scelte delle singole forze politiche».
Ma scusi, il Cavaliere non ha comunque sempre potuto dirottare grandi somme verso il partito?
«Non è la stessa cosa, perché nel sistema attualmente in vigore è previsto un finanziamento pubblico che consente ai partiti di affrancarsi e non dover andare con
il cappello in mano dai grandi finanziatori o dalle multinazionali.

Intanto manca l'accordo sugli emendamenti al ddl. In Aula si rischia la "guerriglia".
«È un peccato che non si sia trovata un'intesa in commissione. Ma le regole sono la forza di una democrazia, altrimenti la gara è squilibrata».
Possibile cercare una sponda nei grillini?
«Beh, troverei singolare non trovarla per quanto riguarda il tetto alle donazioni».
Fra rinvii e scontri, comunque, la maggioranza rimanda. Dovevate chiudere prima dell'estate...
«La fretta dettata dalla demagogia è sempre cattiva consigliera. L'importante è il risultato».
Se indugiate troppo, però, Enrico Letta potrebbe scegliere la strada del decreto.
«Dubito che il decreto abbia i requisiti previsti dalla Costituzione. Necessità e urgenza, intendo».