di Andrea Picardi

Conversazione con il senatore e responsabile economico del Pd Antonio Misiani che a Formiche.net conferma la linea del segretario: "Ha senso far nascere il nuovo governo non per rinviare le elezioni o fare un'ammucchiata contro Matteo Salvini ma per ridare a questo Paese una prospettiva. Altrimenti, molto meglio il voto". Il nodo dei nomi, per Palazzo Chigi e per i ministeri
“Noi siamo disponibili a partecipare a una nuova maggioranza parlamentare, purché si tratti di un governo di legislatura, di alto profilo e in netta discontinuità sia nella politiche che nei protagonisti”. Antonio Misiani è il responsabile economico del Partito democratico e uno degli esponenti dem più vicini a Nicola Zingaretti. “Il segretario ha fatto un lavoro di sintesi straordinario”, ha subito sottolineato il senatore in questa conversazione con Formiche.net nella quale non ha affatto dato per scontata la nascita del nuovo governo cosiddetto giallorosso.

Misiani, cosa intende quando afferma che ci vuole discontinuità nei protagonisti? Non potranno far parte del nuovo eventuale governo tutti coloro che hanno già governato in questi mesi con la Lega?

C’è un punto politico di fondo che non può essere aggirato: il punto di partenza di ogni eventuale confronto non può che essere il fallimento della disastrosa esperienza gialloverde. Il nuovo governo, se ci saranno le condizioni affinché nasca, non potrà essere la fotocopia del precedente e dovrà segnare una netta discontinuità rispetto alle politiche economiche, sociali e della sicurezza che abbiamo duramente criticato in questi mesi.

Una parte dei ministri potrebbe essere confermata oppure chiedete un ricambio assoluto?

Non penso proprio sia il momento del totonomi, non sappiamo neppure se un governo ci sarà. E’ prematuro fare un ragionamento sulle persone. È più serio partire dal totoproblemi che dal totonomi. Per ora la buona notizia per l’Italia è che si è chiusa una fase molto negativa per il Paese. Per quanto ci riguarda, la crisi di governo può avere come sbocco o le elezioni o un governo di legislatura in netta discontinuità. La nostra bussola sono i sei punti resi noti ieri da Zingaretti.

La relazione del segretario ieri è stata votata all’unanimità dalla direzione nazionale. E’ il segno di una ritrovata armonia oppure sono da attendersi altre divisioni in casa dem?

Zingaretti ha fatto un lavoro molto positivo di ascolto e di costruzione dell’unità. Si tratta di un punto molto importante per affrontare nel migliore dei modi questa fase delicatissima. Abbiamo tutti visto le prese di posizione dei giorni scorsi da parte di vari esponenti del Partito democratico. Penso che tutti debbano dare merito al segretario di aver costruito una sintesi alta in grado di raccogliere il consenso unanime della direzione nazionale.

Dal punto di vista delle ricette economiche cosa dovrebbe fare il nuovo, eventuale, governo secondo lei?

Dobbiamo puntare fortemente al rilancio delle politiche di sviluppo sostenibile nel nostro Paese. L’Italia chiuderà il 2019 in stagnazione, il governo gialloverde ha bloccato le grandi opere, ha indebolito gli incentivi per gli investimenti privati, ha azzerato gli spazi per le misure di crescita. Ha puntato tutto su reddito di cittadinanza e quota 100, finanziando queste misure a debito. E ora tutti i i nodi di questa politica fallimentare stanno venendo al pettine.

E ci sarà subito da approvare una legge di bilancio che non si preannuncia nient’affatto semplice. Si riuscirà a disinnescare l’aumento dell’Iva?

Evitare l’inasprimento della pressione fiscale è un punto fondamentale nella graduatoria delle nostre priorità. L’eredità gialloverde è molto pesante. La sola clausola di salvaguardia Iva supera i 23 miliardi di euro, il doppio di quella dell’anno passato. Se a questo aggiungiamo le risorse per finanziare le politiche invariate, ci avviciniamo a 30 miliardi. Tutto ciò dà l’idea di quanto grande sia lo sforzo che bisognerà fare: chiaramente un’eventuale confronto non potrà non partire da questo nodo.

Ma il governo giallorosso vedrà la luce oppure no a suo avviso?

Noi sappiamo che l’Italia deve imboccare un percorso nettamente diverso. Ha senso far nascere il nuovo governo non per rinviare le elezioni o fare un’ammucchiata contro Matteo Salvini ma per dare a questo Paese una prospettiva nuova. Altrimenti non ha senso. Abbiamo molti problemi da risolvere, di una portata tale da potere essere affrontati solo con un respiro lungo. In caso contrario, molto meglio il voto.

Ma che nome avete in mente per la presidenza del Consiglio? Tecnico o politico?

È presto per il totonomi, glielo ribadisco. E comunque in direzione non ne abbiamo parlato.