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Signor Presidente, onorevoli senatori e onorevoli senatrici, la Nota di aggiornamento del Governo non sta in piedi, è scritta sulla sabbia.
La Lega e il MoVimento 5 Stelle ci raccontano la fiaba di Bengodi; più investimenti, più crescita, tutti in pensione cinque anni prima, reddito e pensione di cittadinanza per 6 milioni di persone.
La realtà è completamente diversa, è la realtà di una manovra sbagliata e pericolosa, che rischia di portarci fuori strada.
Ci avete presentato delle previsioni inattendibili che sono state bocciate dall'Ufficio parlamentare di bilancio e criticate dalla Banca d'Italia, dall'ISTAT e dalla Corte dei conti. La reazione della maggioranza, la vostra reazione, è stata all'insegna della delegittimazione e degli attacchi personali di fronte a queste critiche. I professoroni dell'UPB trattati come traditori del popolo, la Banca d'Italia che farebbe meglio a presentarsi alle elezioni, il presidente dell'INPS che deve dimettersi e, persino, come avete scritto nella vostra risoluzione, l'azzeramento del fondo per il pluralismo dell'editoria, perché i giornali scomodi è meglio che chiudano. (Applausi dal Gruppo PD).
Questo è quello che pensate della libertà nel nostro Paese. Sono attacchi inaccettabili, signor Presidente, perché rivolti contro autorità indipendenti e contro la libera stampa, contro chi ha la sola colpa di tenere la schiena dritta nei confronti di chi comanda.
Voi avete presentato una relazione ridicola al Parlamento, che non contiene alcun piano di rientro, come richiederebbe la Costituzione e la legge di contabilità.
Con l'Europa siete ai ferri corti. Il vice premier Salvini, che vedo in Aula, e il vice premier Di Maio hanno detto «Me ne frego»; hanno detto che gli italiani gli daranno una mano e tireranno dritto. Signor Presidente, con questa manovra rischiamo di tirare dritto contro un muro. (Applausi dal Gruppo PD).
Questi proclami, che ci riportano indietro di ottanta anni fa, di balcone in balcone, non hanno portato bene né al Paese, né a chi ha pronunciato quelle parole. E chi oggi pensa di difendere l'Italia, andando a testa bassa contro tutti, non ci porta da nessuna parte, ma fa solo del male agli italiani, a partire da quelli che hanno votato i partiti dell'attuale maggioranza.
Signor Presidente, la manovra triennale è coperta per il 70 per cento da deficit.
Il deficit non è un tabù di per sé; dipende se è sostenibile e da come viene utilizzato.
Le manovre dei governi Renzi e Gentiloni sono state espansive e hanno aiutato l'Italia ad uscire dalla recessione, a creare posti di lavoro e rimettersi in piedi.
Il deficit della vostra manovra non è invece sostenibile. Quello che scrivete nella manovra - il 2,4, il 2,1 e l'1,8 per cento - sarà molto di più, perché le previsioni sono ottimistiche e non farete mai le privatizzazioni che avete scritto nella Nota di aggiornamento.
Sapete quanto valgono gli zero virgola, di cui parla il vice premier Salvini?
Nel 2021, al termine del triennio, il debito pubblico sarà più alto di 110 miliardi di quello che avremo a fine del 2018; 110 miliardi caricati sulle generazioni future, 110 miliardi di debito in più che mettono a rischio i risparmi delle famiglie italiane.
È un film già visto negli anni Ottanta, che non ha un lieto fine, cari colleghi. Il conto di quel film infatti lo stiamo pagando ancora oggi e dovremmo evitare di ripetere gli errori del passato.
Vi proclamate il Governo del cambiamento, avete parlato anche in quest'Aula di discontinuità, di Terza Repubblica, ma qui di essa non c'è traccia. Stiamo tornando nella peggiore stagione della Prima Repubblica del Paese.
Tutto questo deficit, secondo quello che scrivete, dovrebbe servire a riattivare la crescita, ma, in realtà, va quasi tutto nella parte corrente. Lo stop all'aumento dell'IVA che, peraltro, si ferma nel 2019; quota 100 per le pensioni e non si capisce se sia temporanea, come detto dal ministro Tria o permanente; il reddito di cittadinanza che parte con buone intenzioni e rischia di replicare il peggiore assistenzialismo di Stato.
Poi ci sono gli investimenti, naturalmente, di cui ha parlato anche il vice ministro Garavaglia. Peccato che rimangano le briciole, perché le risorse per gli investimenti sono meno del 15 per cento della manovra triennale.
Per il resto: tagli alla scuola, zero per l'università, zero per la ricerca, zero per il Mezzogiorno e nulla per il futuro di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
Ha ragione lo storico Emanuele Felice che ha scritto che così firmiamo il nostro declino, perché in questa manovra non c'è futuro per il Paese ma c'è solo il declino, la decrescita, tutto tranne che la decrescita felice.
Ora, il ministro Tria ha insistito molto sugli investimenti in Commissione. Ha ragione perché vanno rilanciati, però dovrebbe mettersi d'accordo il ministro Tria con il ministro Toninelli perché mentre la mano destra - Tria - dice che gli investimenti li vuole rilanciare, la mano sinistra - Toninelli - non ha ancora sbloccato i 36 miliardi stanziati dal governo Gentiloni, ha bloccato grandi opere per 19 miliardi e ha tolto i soldi alle periferie, cioè alla parte del Paese che andrebbe sostenuta e dove prioritariamente bisognerebbe investire. (Applausi dal Gruppo PD).
Infine, mi avvio alla conclusione, la pace fiscale: cari amici dei 5 Stelle, pace fiscale? È la fiera dell'ipocrisia.
Abbiate il coraggio di chiamare quella misura con il suo vero nome: è un condono. (Applausi dal Gruppo PD).
È uno schiaffo per i contribuenti onesti, per chi le tasse le paga fino all'ultimo euro ed è un favore per chi le tasse non le ha mai pagate e continuerà ad evaderle.
Ho finito, signor Presidente.
Questa manovra ci porterà fuori strada.
Ci appelliamo al Governo e alla maggioranza: tornate nel mondo reale.
Nel 2019 dovremo collocare 400 miliardi di euro di titoli di Stato.
Voi avete bisogno di un capro espiatorio, continuamente. È questa la narrazione dei sovranisti.
Ma il problema di questo Paese non è l'Europa, sono i risparmiatori che dobbiamo convincere giorno dopo giorno a comprare questi titoli di Stato.
Lo spread era 130 prima delle elezioni, oggi è sopra quota 300 e le tabelle della vostra Nota ci dicono che già quest'anno pagheremo due miliardi in più di interessi, 11 miliardi in più nel triennio 2019-2021 che diventano 18 miliardi in più di interessi con la vostra manovra.
Questo è il prezzo della vostra confusione, delle vostre contraddizioni, della vostra demagogia e quelli sono soldi dei contribuenti, bruciati sull'altare della demagogia, tolti ai servizi pubblici, tolti agli investimenti e tolti alla riduzione della pressione fiscale.
Cambiate strada, cambiate questa manovra, piantatela di giocare con i soldi dei cittadini. Pensate un po' meno alle prossime elezioni europee e un po' di più al futuro di questo Paese e al futuro dei nostri giovani e fatelo subito, prima che sia troppo tardi.