nota di aggiornamento def 2013.jpegANTONIO MISIANI, Relatore. In cinque anni, signora Presidente, la crisi ha distrutto oltre un milione e seicentomila posti di lavoro, 8 punti e mezzo di prodotto interno lordo, oltre 22 punti di produzione industriale. Nel 2013 il prodotto interno per abitante in termini reali scenderà al livello del 1996. Il tasso di disoccupazione dal 2007, l'anno prima della crisi, è raddoppiato, toccando quest'anno il record storico del 12,2 per cento. 

  Dal 2007 al 2012 le persone in condizioni di povertà assoluta, cioè al di sotto del livello minimo dignitoso di esistenza, sono a loro volta raddoppiate ed oggi rappresentano l'8 per cento della popolazione italiana. 

  Sono numeri freddi indubbiamente. Dietro questi numeri, però, c’è la realtà di un Paese impoverito, diseguale e spesso indifferente di fronte a questa vera e propria emergenza sociale. 

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La Nota di aggiornamento conferma le prospettive positive per il 2014, ma la crescita sarà ancora modesta: più 1 per cento. La ripresa si rafforzerà nel triennio successivo, ma questa crescita non basterà a riassorbire l'esercito dei senza lavoro, perché l'occupazione, che è scesa molto quest'anno, continuerà a scendere anche l'anno prossimo ed il tasso di disoccupazione salirà nel 2014, per ridursi solo marginalmente negli anni successivi.

L'evoluzione di questo quadro economico si riflette anche sui numeri della finanza pubblica. L'indebitamento netto tendenziale quest'anno è lievemente al di sopra del 3 per cento, essenzialmente a causa di entrate inferiori rispetto alle previsioni di sei mesi fa. Le regole europee ci chiamano ad una correzione che è in discussione nel Consiglio dei ministri. La correzione deve essere di almeno un miliardo e mezzo di euro. Ci auguriamo che gli strumenti per attuare questa correzione non passino attraverso l'ennesimo aumento delle accise o interventi fiscali penalizzanti.

Nonostante questa criticità, i numeri della Nota confermano il percorso di risanamento che era stato programmato dal Documento di economia e finanza. E l'indebitamento netto strutturale, cioè al netto del ciclo e delle una tantum, già quest'anno si avvicinerà al pareggio. Questo riequilibrio, però, dipende in misura cruciale dall'andamento degli interessi sul debito pubblico. Le stime della nota incorporano una riduzione importante degli spread tra i titoli italiani e i titoli tedeschi, previsti in discesa fino a 100 punti nel 2016. Ed è questa riduzione che produce risparmi molto consistenti rispetto alle previsioni di sei mesi fa. Queste previsioni stanno in piedi a due condizioni, che nei prossimi anni continuino a tenere i meccanismi anti spread implementati dalla Banca centrale europea, e che nei prossimi anni – ed è la seconda condizione – in Italia ci sia stabilità di Governo ed efficace azione di Governo per aggredire i nodi strutturali che strozzano la crescita italiana. 

  Signor Presidente, in questi primi mesi della legislatura, come ricorda la nota, sono stati varati provvedimenti importanti: dal decreto sui pagamenti della pubblica amministrazione a quello sugli incentivi per l'occupazione giovanile; dall'abolizione della prima rata dell'IMU sulla prima casa alle semplificazioni burocratiche. Sono tutti primi passi importanti perché segnano una svolta netta, una netta inversione di tendenza dopo un biennio di durissima austerità. Le manovre economiche dell'ultima parte del 2011 hanno somministrato una cura da cavallo al nostro Paese, fatta di tagli e tasse per 81 miliardi di euro a regime, quasi cinque punti di prodotto interno lordo. È una cura che ci ha permesso di uscire dalla procedura di disavanzo eccessivo, ma questa cura da cavallo ha concorso ad un biennio di ulteriore, severa recessione. Ora finalmente possiamo voltare pagina. Ora finalmente discutiamo di quali tasse abolire e di quante risorse aggiuntive possiamo stanziare per le infrastrutture, piuttosto che per la scuola. E ora finalmente lo Stato ha iniziato a pagare i propri debiti. 

  La Nota fa il punto sull'attuazione del decreto sugli arretrati della pubblica amministrazione. A fronte di 47 miliardi di euro stanziati nel biennio 2013-2014, di cui 20 nell'anno in corso, le risorse erogate, quindi finite nelle casse delle piccole e medie imprese italiane, ammontano a 11 miliardi di euro a fine settembre, pari al 57 per cento di quanto stanziato. E questa è la più grande manovra di stimolo economico messa in atto da questo Paese da parecchi anni a questa parte. Il cambiamento di rotta insomma c’è, è visibile, ma ora è tempo di accelerare. Bisogna innanzitutto rivedere le politiche economiche europee, come scrive giustamente la Nota di aggiornamento, dando priorità alla crescita economica e all'occupazione perché in cinque anni nella zona euro i disoccupati sono passati da 12 a 19 milioni e le politiche di austerità non hanno impedito che il debito passasse dal 70 al 96 per cento del PIL. 

  Le politiche di restrizione fiscale, tanto care a Bruxelles, hanno mostrato i loro limiti in questi anni. È tempo di cambiare rotta. E cambiare rotta è decisivo se non vogliamo affossare l'euro e, con l'euro, il progetto di integrazione europea. La priorità a casa nostra è rimuovere i macigni che bloccano ogni possibilità di sviluppo e la Nota contiene impegni e indicazioni importanti da questo punto di vista. Dobbiamo tornare innanzitutto ad investire sulla qualità del capitale umano nel nostro Paese. Ieri sono usciti i dati, relativi ad un'indagine OCSE sui 24 Paesi avanzati, imbarazzanti per il nostro Paese, che evidenziano che gli adulti italiani sono all'ultimo posto per competenze alfabetiche e al penultimo per competenze matematiche. E sono dati ancora più sconfortanti per il segmento dei neet, i giovani che non lavorano, che non studiano e che rappresentano uno dei più preoccupanti bubboni dell'emergenza sociale del nostro Paese. 

  Il Governo ha varato un decreto importante su questo tema che, dopo anni di tagli, sposta risorse sulla scuola. Bisogna andare avanti su questa strada, perché solo recuperando questo enorme ritardo possiamo cogliere le nuove e grandi opportunità di sviluppo offerte dall'economia della comunicazione e della conoscenza. Dobbiamo occuparci delle condizioni impossibili in cui si fa impresa in Italia e le sfide si chiamano giustizia civile, semplificazione amministrativa, lotta alla corruzione. Negli anni recenti è stato fatto molto su questi terreni, ma il compito è tutt'altro che esaurito. Dobbiamo alleggerire il peso del debito pubblico: i numeri della Nota dicono che a fine 2013 toccherà il 132,9 per cento del PIL, ed è un altro, triste record storico. Il costo di questo debito divora oltre cinque punti di PIL, oltre 80 miliardi di euro ogni anno, sottraendo risorse preziose agli investimenti produttivi. Il Governo pone degli obiettivi ambiziosi di riduzione del rapporto debito-PIL. 

  Credo che la chiave per conseguirli, al di là degli obiettivi di dismissione patrimoniale, sia anzitutto agire sul denominatore, sull'evoluzione e l'andamento del prodotto interno lordo, sulla capacità del nostro Paese di recuperare una crescita economica sostenuta e sostenibile. Dobbiamo allentare la pressione fiscale, che nel 2013 toccherà un altro indesiderato massimo storico, con il 44,3 per cento del PIL, per scendere solo marginalmente negli anni successivi per l'evoluzione tendenziale dei conti pubblici. Le tasse continuano a gravare troppo su chi lavora e su chi fa impresa e troppo poco su chi vive di rendita e su chi inquina, e sono tasse che schiacciano sempre di più chi le paga fino all'ultimo euro, mentre milioni di italiani continuano ad evaderle. Bisogna partire da qui per cambiare il fisco. Mettendo definitivamente da parte – e lo dico a tutte le forze di questa maggioranza – le bandierine elettorali, partendo dai dati di realtà e da ciò che serve a questo Paese. 

  Dobbiamo infine rimuovere il macigno di una spesa pubblica spesso inefficace, che va riorientata prima ancora che ridotta, passando dal cattivo risanamento dei tagli lineari ad una buona razionalizzazione della spesa che liberi risorse da investire sulla scuola, sul lavoro, sulla ricerca, sulle infrastrutture materiali e immateriali. Sarà il compito del nuovo commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, a lui facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, perché dal suo lavoro dipende un pezzo importante delle politiche economiche dei prossimi anni.

L'elenco potrebbe continuare, signor Presidente, ma il punto è solo uno: bisogna passare ai fatti, aggredendo uno ad uno questi nodi e la legge di stabilità sarà il primo vero banco di prova di questo Governo. Ho concluso, signor Presidente. 

   L'Italia può fare meglio di così. Può e deve fare meglio dei numeri di questa Nota di aggiornamento. I gruppi della maggioranza hanno riconfermato un'ampia fiducia al Governo. Ci sono le condizioni politiche per lavorare con un orizzonte di medio periodo, portando a compimento le riforme necessarie per rimettere in marcia il nostro Paese. Se il Governo andrà in questa direzione con il coraggio e la determinazione che servono non mancherà il nostro contributo e il nostro sostegno (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia).