Due differenti correnti di pensiero circondano la proposta dell'introduzione dei minibot come forma di pagamento per alcuni debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione.

I minibot sono dei buoni del Ministero dell’Economia e delle Finanze di piccolo taglio (5, 10, 20, 50 e 100 euro) che servono per pagare i debiti che la Pubblica Amministrazione ha contratto con gli imprenditori. Essi potrebbero essere stampati diventando piuttosto simili alle classiche banconote.

Minibot, come funzionano?
Funzionano come i classici bot ma servono per pagare i debiti che la Pubblica Amministrazione ha contratto con quegli imprenditori che si concentrati sugli investimenti nei titoli di Stato. Si tratta, fondamentalmente, di un secondo metodo di pagamento alternativo all’euro.

Pro e contro dei Minibot italiani
Se da un lato chi propone l’introduzione dei minibot italiani è convinto dell’effettivo utilizzo, dall’altro, invece, molti evidenziano non pochi dubbi a riguardo. In sostanza, pagare un debito, creandosene un altro, sarebbe una mossa non del tutto efficace.

La proposta di Borghi
Claudio Borghi, in un’intervista rilascia a “La Stampa”, ha rilanciato la proposta di introduzione del nuovo strumento dei minibot italiani per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. Secondo Borghi, infatti, il provvedimento «sta nel contratto di governo. Lo faremo con la legge di bilancio. Se riusciremo a realizzare la flat tax, eliminando deduzioni e detrazioni, saranno riconosciuti i crediti di imposta che verranno meno attraverso i minibot. So bene che è vietato introdurre monete parallele, sarebbe un disastro».

Perché Salvini li vuole?
Sull’introduzione al minibot, Matteo Salvini si è così espresso. «A me interessa il risultato, lo strumento non conta. Bado alla sostanza e non alla forma. Sugli strumenti Siamo pronti a raccogliere suggerimenti. A me interessa l’obiettivo. Noi abbiamo proposto un’idea che c’è nel contratto è stato approvata all’unanimità dalla commissione Bilancio in parlamento. Se ci sono altre idee sono felice. Questo lo dico ai signor no che ci sono dentro e fuori».

Sono nel contratto di Governo?
I minibot rappresentano uno dei punti sui quali si è dibattuto Matteo Salvini durante la campagna elettorale. È un elemento inserito nel contratto sottoscritto tra Lega e Movimento 5 Stelle.

La posizione di Draghi
Il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, è intervenuto per commentare la proposta avanzata da Claudio Borghi. «I minibot o sono moneta, e in quel caso si tratta di qualcosa di illegale, oppure rappresentano un debito. Non esiste una terza possibilità».

L’opposizione del PD
Il Partito Democratico, intanto, ha criticato fortemente la proposta di Claudio Borghi della Lega. Secondo il Pd, e nella fattispecie il senatore Antonio Misiani, i minibot non hanno ragione d’esistere. Il capogruppo in Commissione Bilancio al Senato, infatti, crede che lo strumento sia «un grimaldello per scardinare la moneta unica, favorendo l’Italexit, e per alzare una cortina fumogena sul disastro dei conti pubblici che stanno aprendo la strada ad una procedura d’infrazione».

Il loro utilizzo in Argentina
Andrea Roventini, docente di Economia presso la Scuola Superiore “Sant’Anna” di Pisa, ha fatto un parallelismo con i “patacones” che hanno provocato non pochi problemi in Argentina. «Sono una politica economica voodoo, come rilevato da tutti gli economisti tranne che da qualche esponente della Lega. O aumentano il debito pubblico, e quindi sono inutili, oppure sono di fatto una moneta parallela che sarebbe dichiarata illegale dall’Europa».

«Vista la situazione attuale non ci possiamo permettere questi rischi per una scelta di politica economia irresponsabile che potrebbe essere disastrosa per l’economia italiana dell’Italia».

Li aveva già proposti Monti?
La proposta di Claudio Borghi, che ha parlato dei minibot come di qualcosa già proposto durante il governo Monti, non corrisponde alla realtà. Secondo l’Agi, infatti, l’allora Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera (2011), propose di saldare i debiti con l’emissione di un piano speciale. In tal caso, però, si trattò di normali buoni tesoro con dei tassi di interesse: quest’ultimo elemento non sarebbe contemplato nei minibot. La proposta, in conclusione, non prese nemmeno piede.