L'Eco di Bergamo, 3 agosto 2016 - di Fausta Morandi
Il tema, dalle nostre parti, è oggetto di discussioni da anni: un capoluogo piuttosto piccolo come Bergamo si trova a servizio di una provincia, e in particolare di un’area urbana, decisamente popolose. Qualche numero: se la città ha oggi circa 120 mila abitanti, la zona omogenea che include anche i 22 Comuni circostanti raggiunge quota 282 mila. Così di teatri, strade e parcheggi, impianti sportivi, parchi cittadini usufruisce ogni giorno, per lavoro, studio o svago, una popolazione nettamente superiore a quella del Comune di Bergamo.
Il 23,9% di abitanti «in più»
Sono i cosiddetti «city user», che secondo le stime di Arpa Lombardia ed Eupolis, fanno salire in media del 23,9% (dati 2011-2012) l’effettiva popolazione della nostra città. Quasi 30 mila «abitanti» in più, sui quali da un lato c’è l’esigenza (non facile) di calibrare i servizi, dall’altro la consapevolezza che non pagano le tasse in città, nè vengono calcolati nella distribuzione di risorse a livello nazionale. Il dato orobico è anche superiore, in proporzione, a quello milanese, dove i «city user» sono stimati al 16,7%.
Ora il tema, partendo proprio dal «caso Bergamo», approda nel dibattito nazionale. Nei giorni scorsi, a Palafrizzoni era stato approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario il democratico Alberto Vergalli) che sollevava la questione, chiedendo a governo e parlamento di studiare apposite premialità per i Comuni che si trovano in questa situazione. Ieri, il parlamentare Pd Antonio Misiani ha sottoposto il tema alla Camera, con un ordine del giorno che ha avuto l’ok del viceministro dell’Economia Enrico Morando. «C’è già un lavoro in corso per inserire l’impatto dei “city user” tra i parametri di calcolo dei fabbisogni standard dei Comuni, in base ai quali verranno poi distribuite risorse tra gli enti - spiega Misiani -. L’ordine del giorno invita il governo a proseguire in quella direzione per le spese correnti, ma anche ad allargare il ragionamento agli investimenti». Insomma, non solo più risorse per i servizi, ma anche più «spazi finanziari» per dar vita a lavori pubblici (qualcosa del genere già fa la Regione dal 2011 con l’indice sintetico di virtuosità).
L’impegno ora c’è anche a livello nazionale. Per capirne le ricadute in soldoni bisognerà aspettare i relativi provvedimenti: i primi effetti si vedranno probabilmente l’anno prossimo. «Non cambierà il mondo - ammette Misiani - ma si avvia un percorso, mettendo per la prima volta l’argomento in agenda».
L’impatto economico
Quel che è certo è che i «city user» hanno una loro ricaduta economica. Voci di bilancio complessive come la Polizia locale (la spesa annua del Comune di Bergamo è di 9,4 milioni) o giovani e tempo libero (2,6 milioni) vengono di fatto usufruite anche da chi viene da fuori. In che misura? Difficile dirlo con certezza, ma qualche stima c’è: a Milano si è calcolato un impatto dei «city user» dell’11-12% nella spesa per beni e servizi. Bergamo potrebbe non discostarsi di molto.