L'intervista a L'Eco di Bergamo di Antonio MisianiE’ la scossa che ci voleva: parla all’Italia che vuole rialzarsi, ma vanno corretti I tagli eccessivi agli enti locali. Così Antonio Misiani, deputato del Pd e relatore di maggioranza della Nota di aggiornamento al Def, il Documento economico finanziario che ha fornito il quadro contabile della Legge di stabilità, valuta la manovra di bilancio decisa dal governo.
La legge di stabilita’ deve ora avere il via libera dall’Europa: per quanto riguarda i “compiti a casa” qual e’ il punto debole della manovra?
Dal 2010 di compiti a casa ne abbiamo fatti tantissimi: 98 miliardi tra maggiori entrate e tagli di spesa, la più dura riforma pensionistica d’Europa, sacrifici di ogni genere. I conti pubblici, al netto degli interessi passivi, sono tornati in avanzo e l’Italia è uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Questa cura da cavallo però ha aggravato la recessione e non ha frenato la corsa del debito pubblico. Con l’economia in deflazione era indispensabile un cambio di rotta. Renzi lo ha fatto, varando una manovra espansiva e rinviando al 2017 il pareggio di bilancio. Secondo il governo, il parlamento e l’ufficio parlamentare di bilancio queste scelte rientrano nei margini di flessibilità dei trattati europei. Ma a Bruxelles e a Berlino non è detto che la pensino così.
La sinistra del Pd e la Cgil sono critiche: non pensa che una manovra espansiva e anti ciclica come questa possa depotenziare la piazza del 25 ottobre?
Le critiche sono legittime e meritano attenzione. Molte di queste, però, mi sembrano fuori misura. La manovra è espansiva, come da anni si chiedeva da sinistra. Tanti interventi – dalla stabilizzazione del bonus Irpef ai fondi per ammortizzatori sociali e scuola, dagli incentivi per i contratti a tempo indeterminato alle misure contro l’evasione – raccolgono le istanze dei sindacati. Certo, alcune cose vanno riviste, a partire dai tagli eccessivi alle regioni e agli enti locali. Ma da qui a bocciare senza appello la manovra ce ne passa...
La definizione di manovra di sinistra sta nel fatto che 11 miliardi sono finanziati in deficit o nel bilanciamento fra la parte pro business e quella sociale?
Di sinistra (nel senso più tradizionale di questo termine) in questa legge di stabilità c’è parecchio. Per me, però, è di sinistra anche sostenere gli imprenditori che Innovano e assumono, semplificare la vita alle partite IVA, aiutare le famiglie.
E’ esatto definire interclassista questa Legge di stabilità?
Non so se nella “società liquida” dell’Italia del 2014 abbia ancora senso parlare di interclassismo. Secondo me la chiave di lettura è un’altra, quella di una scommessa pragmatica sui possibili protagonisti della ripresa, una scommessa che supera gli steccati ideologici e punta sull’Italia che ha voglia di rialzarsi e rimettersi in cammino.
Taglio dell’Irap nella componente lavoro, decontribuzione triennale per le assunzioni a tempo indeterminato, contratto unico a tutele crescenti: questo riequilibrio del rapporto capitale-lavoro è a somma zero, o c’è chi perde e chi ci guadagna?
Il vero guadagno lo misureremo contando i nuovi posti di lavoro creati grazie a queste misure. In Italia le imprese da anni lamentavano il peso dell’Irap, l'eccessivo costo del lavoro e la rigidità dei contratti a tempo indeterminato. Ora non avranno più alibi, perché la legge di stabilità e la delega sul lavoro rimuoveranno gran parte di questi ostacoli.
Trentasei miliardi fra entrate e uscite sono molto più del previsto: qual è il senso politico?
Il messaggio di fondo è che l’Italia per tornare a crescere ha bisogno di una scossa profonda, fatta di riforme radicali e di una politica di bilancio coraggiosa. L’Italia e l’Europa corrono il rischio di avvitarsi in una spirale micidiale di stagnazione economica, inflazione zero e disoccupazione a due cifre. Dall'inizio della crisi abbiamo perso 9 punti di PIL e un quarto della produzione industriale. Un italiano su dieci vive in povertà assoluta. In una situazione così difficile, le terapie omeopatiche non portano da nessuna parte. Mario Draghi lo ha capito da tempo, speriamo che anche Angela Merkel se ne accorga prima che sia troppo tardi.
Renzi dice che nessun governo ha mai tagliato così tante tasse: ritiene ci siano le basi per rimettere in moto la domanda?
Nel 2013 la pressione fiscale ha toccato il record storico, superando il 43 per cento del PIL (che sale al 49 e rotti per cento sull'economia regolare). Sotto il peso di questo macigno, la domanda interna non ripartirà mai. I 18 miliardi di tasse in meno della legge di stabilità sono un bel passo in avanti. Funzioneranno appieno se riusciremo a restituire fiducia ai consumatori e agli investitori.
Questa volta c’è, per la prima volta da tempo, un intervento a favore delle famiglie. Sì, ci sono 500 milioni. E’ un segnale importante, ma rimaniamo lontani anni luce dal resto d’Europa. Per la famiglia e l’infanzia nel 2012 l’Italia ha speso 22 miliardi di euro, la Francia 52 miliardi e la Germania 84.
Uno dei punti critici riguarda gli enti locali: è stato allentato il Patto di stabilita’ per i Comuni, ma c’è la stretta sulle spese per i servizi sociali.
L’allentamento del Patto è positivo, anche se non è il superamento che era stato promesso. I tagli di spesa agli enti territoriali sono invece eccessivi, insostenibili nel caso delle province. In parlamento chiederemo al governo di rivedere queste scelte, perché un conto sono gli sprechi da cancellare, un altro conto sono le risorse indispensabili per finanziare servizi come la sanità, la viabilità, il riscaldamento delle scuole.
Lei pensa che questa contabilità sia in grado di sostenere l’offensiva dell’ottimismo del governo?
Io credo che queste scelte possano spingere l’Italia fuori dalla stagnazione. Nessuno ha la bacchetta magica e non mancano rischi e incertezze. Ma il governo sta facendo la sua parte con il coraggio e la determinazione necessari.