Antonio Misiani, in Parlamento dal 2006, passa dalla Camera al Senato, sempre in quota Pd.

Come vive questo «passaggio»?
«Con curiosità e interesse, è un ramo del Parlamento più piccolo in cui spero di poter lavorare con efficacia ed efficienza».

Il Senato di solito però è visto un po’ come il «parcheggio dei dinosauri», con un’immagine un po’ più vecchia della Camera.
«L’età media si è molto ridotta in questa legislatura. Inoltre ci sono molti leader senatori, da Matteo Renzi a Matteo Salvini. Credo quindi che il Senato avrà un ruolo cruciale».

Ma il Referendum di Renzi non doveva abolirlo?
«Dopo la bocciatura del Referendum è rimasto un sistema bicamerale perfetto, quindi a questo punto bisogna farci i conti. C’è comunque un regolamento nuovo che permette di organizzare i lavori diversamente».

In che cosa consiste la principale novità?
«I lavori dell’aula e delle commissioni non saranno più sovrapposti: per due settimane si starà in aula, per altre due in commissione, una sperimentazione utile».

Dai colleghi è considerato un «secchione», ha già studiato tutto il nuovo regolamento?
«Per ora diciamo solo un Bignami».

Di cosa vorrà occuparsi in particolare?
«Ho chiesto di poter far parte della Commissione Bilancio, per poter continuare a lavorare sui temi di politica economica e di finanza degli enti locali, temi di cui mi occupo già dal 2006, perché anche alla Camera sono sempre stato in commissione Bilancio».

Maurizio Martina, una sua «vecchia conoscenza», è stato chiamato a fare il traghettatore del Pd in un momento non facile. Che ne pensa?
«In direzione nazionale è stato bravo, è riuscito a ricomporre il partito attorno a una linea ragionevole e realista. Ora dovrà gestire dei passaggi delicati, a partire dai capigruppo. Dovrà dimostrare sul campo di saper gestire in modo collegiale questi passaggi, sarà importante per ripartire».

E per la leadership futura del Pd chi vede meglio?
«Non è il momento del toto-nomi, ora è un dovere nei confronti dei nostri militanti ed elettori lavorare per la ricostruzione del partito». •  Be. Ra.